Riforma del catasto, possibile conclusione nel 2018

Dal 2015 al 2018, questo è il tempo stimato dal governo per l’attuazione della riforma del catasto, così è riportato nel Def (Documento di economia e finanza). Nel documento si legge:“La revisione dei valori sarà oggetto di interventi più generali e organici, che si rendono necessari, al termine delle complesse operazioni di allineamento delle basi di dati, per valutare in modo accurato gli effetti di gettito e distributivi sui contribuenti”.

L’applicazione della riforma catastale, che coinvolge tutte le tipologie di immobili, è stata incentrata per il momento dal governo verso gli immobili “imbullonati” ovvero quelli a destinazione industriale e produttiva che sono stati privilegiati dalla legge di stabilità 2016. La riforma del catasto, oltre a rappresentare un passo in avanti nel processo di revisione della totalità degli immobili, ha definito criteri univoci sulla base dei quali sono stabiliti quali tipologie di macchinari e impianti conteggiare nel calcolo della rendita catastale.

Il governo ha voluto comunque precisare che la stessa operazione di riforma del catasto, seppur più lentamente, si sta svolgendo anche nell’ambito delle unità immobiliari urbane, in cui sono stati individuati due procedimenti che i comuni devono compiere. Il primo consiste nella revisione, ad opera dell’Agenzia delle Entrate, del classamento delle unità immobiliari collocate in microzone comunali e deve essere richiesto dagli Enti locali in seguito al riscontro di una discrepanza nel valore medio di mercato. Il secondo procedimento previsto dalla riforma del catasto consiste invece nella revisione puntuale dei classamenti incoerenti (in seguito a ristrutturazioni o variazioni edilizie), anche questo attivabile su richiesta da parte degli Enti locali. I risultati che si sono ottenuti fino ad ora sono di 17 comuni che hanno richiesto il primo procedimento e di 1.300 che hanno richiesto il secondo, numeri che hanno portato ad un incremento della rendita catastale di circa 360 milioni di euro.

Rimangono ancora in sospeso alcune questioni che fanno parte del decreto attuativo della Delega fiscale, che non è mai stato approvato. Queste in particolare sono il raggruppamento degli immobili in due sole tipologie (ordinari e speciali), mentre gli appartamenti verrebbero tutti inseriti nella categoria ordinaria O/1. Ville, immobili signorili e artistici avrebbero avuto invece una regolamentazione a parte.

È inoltre previsto che nella valutazione sia presa come riferimento la superficie e non più il numero di vani.

Rimaniamo in attesa di ulteriori sviluppi da parte del governo, che sembra aver messo la riforma del catasto in una posizione alta tra le priorità.